In Breve
- Qual è l'andamento recente del prezzo delle quote di CO2?
- Il prezzo delle quote di CO2 è tornato a salire, superando gli 81 euro a tonnellata dopo un calo a marzo.
- Cosa influisce sul prezzo delle quote nel mercato Ets?
- Il prezzo è influenzato dal rischio regolatorio, dalla partecipazione degli investitori finanziari e dai ritardi nell'attribuzione delle quote.
- Quali sono le prospettive future per il mercato Ets?
- Il Parlamento europeo discuterà una proposta di revisione del sistema Ets, con l'obiettivo di un accordo nel primo trimestre del 2027.
Negli ultimi mesi, il mercato delle quote europee di emissione di CO2 ha registrato una ripresa significativa. Il future Eua con consegna a dicembre 2026 ha superato gli 86 euro a tonnellata il 22 luglio, attestandosi ora poco sopra gli 81 euro. Questo incremento segue un periodo di flessione, durante il quale il prezzo era sceso sotto i 67 euro lo scorso marzo, per poi recuperare circa il 30% in quattro mesi.
Il mercato Ets (Emission Trading System) funziona attraverso l’assegnazione di permessi di emissione, che possono essere ottenuti sia gratuitamente, sulla base di benchmark, sia tramite aste pubbliche. Questi permessi possono essere scambiati in un mercato secondario, dove il prezzo attuale è influenzato in gran parte dal rischio regolatorio.
Nei primi anni del sistema, avviato nel 2005, l’eccesso di quote assegnate gratuitamente e la riduzione delle emissioni dovuta alla crisi economica del 2008 avevano mantenuto una scarsità più teorica che reale. Ad esempio, all’inizio del 2017, il prezzo dell’Eua era di circa cinque euro, mentre dal 2022 ha stabilmente superato i 70 euro, raggiungendo oltre i 90 euro a gennaio 2026.
Un forte calo all’inizio del 2026 è stato in parte attribuito alle dichiarazioni del cancelliere tedesco Friedrich Merz, il quale ha espresso disponibilità a rivedere o sospendere il sistema Ets. Queste affermazioni hanno causato una perdita quasi del 20% nel prezzo dall’inizio dell’anno, un episodio considerato un’anomalia legata al rischio regolatorio, inserito in una tendenza di lungo periodo al rialzo.
La ripresa dei prezzi è stata anche influenzata da ritardi nell’attribuzione delle quote gratuite. I nuovi benchmark per il periodo 2026-2030 sono stati stabiliti solo a fine giugno, e le assegnazioni per il 2026 sono risultate in ritardo di circa tre mesi. Questo ha lasciato il mercato privo di quote che molte imprese avrebbero utilizzato per adempiere agli obblighi relativi al 2025, con scadenza fissata a settembre.
Un altro fattore che ha spinto al rialzo i prezzi è la partecipazione degli investitori finanziari alle aste. In Italia, circa 680 soggetti sono coinvolti nell’Ets per 1.200 impianti, ma solo 25 attori partecipano alle aste, di cui quasi la metà sono investitori finanziari. La presenza di questi attori finanziari aumenta la liquidità del mercato, ma solleva interrogativi su chi debba effettivamente partecipare alle aste.
Il 17 luglio, la Commissione europea ha presentato una proposta di revisione del sistema Ets, che prevede il prolungamento dell’eliminazione delle quote gratuite fino al 2038 e l’obbligo di investimenti industriali nella decarbonizzazione per mantenere il diritto a riceverle. Questa proposta ha suscitato critiche da parte di esperti del settore, che sostengono che allunghi le assegnazioni gratuite senza riportare il sistema al modello originario, in cui le eccedenze rimanevano all’interno del sistema industriale come ricavo per chi riduceva le emissioni.
Il testo della proposta dovrà essere discusso dal Parlamento europeo e dagli stati membri, con l’obiettivo di raggiungere un accordo nel primo trimestre del 2027. I tempi e il contesto politico, comprese le prossime elezioni regionali in Germania e la posizione attuale delle forze politiche in Francia, oltre alla pressione delle associazioni industriali, sono considerati fattori chiave per il negoziato sulla riforma.
