In Breve
- Qual è l'obiettivo dello studio INTerpath-001?
- Confrontare l'efficacia del vaccino a mRna Intismeran con il pembrolizumab.
- Quali sono i risultati principali dello studio?
- Miglioramento significativo della recurrence-free survival e della distant metastasis-free survival.
- Chi può beneficiare del vaccino a mRna Intismeran?
- Pazienti con melanoma completamente asportato ma ad alto rischio di recidiva.
L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano si distingue come il centro con il maggior numero di pazienti randomizzati a livello mondiale nello studio internazionale di fase 3 INTerpath-001. Questo studio ha coinvolto 1.137 pazienti e ha visto la collaborazione tra Moderna e Merck. L’obiettivo principale era confrontare l’efficacia dell’aggiunta del vaccino personalizzato a mRna intismeran al pembrolizumab rispetto all’uso del solo pembrolizumab.
I risultati preliminari hanno mostrato un miglioramento statisticamente significativo in due parametri cruciali: la recurrence-free survival (Rfs) e la distant metastasis-free survival (Dmfs). Questi risultati offrono nuove speranze per i pazienti con melanoma completamente asportato chirurgicamente, ma ad alto rischio di recidiva, inclusi quelli con melanoma primitivo ad alto rischio e metastasi nei linfonodi regionali.
Il vaccino a mRna è progettato su misura per ogni paziente, utilizzando il materiale tumorale del singolo individuo. Dopo un rigoroso controllo di qualità, il tessuto tumorale viene analizzato tramite un algoritmo capace di identificare fino a 34 neoantigeni. L’mRna che codifica per questi neoantigeni è quindi incapsulato in nanoparticelle lipidiche, facilitando l’ingresso nelle cellule target. Una volta somministrato, il vaccino stimola l’espansione delle cellule T specifiche contro il tumore, generando una memoria immunologica in grado di riconoscere e attaccare eventuali cellule tumorali residue.
“La nostra forza è essere stati il centro al mondo con la maggiore esperienza in termini di pazienti all’interno di questo studio”, ha dichiarato Michele Del Vecchio, direttore dell’Unità Oncologia Medica Melanomi dell’INT di Milano. Del Vecchio ha sottolineato l’importanza del lavoro di squadra e della collaborazione multidisciplinare nella sperimentazione. “È una vera terapia personalizzata”, ha aggiunto, evidenziando come il vaccino sia costruito in base alle specifiche caratteristiche del tumore di ciascun paziente, con l’obiettivo di permettere al sistema immunitario di eliminare eventuali microfocolai metastatici.
Dal punto di vista della sicurezza, l’aggiunta del vaccino non ha mostrato un aumento significativo della tossicità rispetto al solo trattamento con pembrolizumab, un aspetto cruciale per un trattamento adiuvante. I dati completi dello studio saranno presentati al congresso ESMO di ottobre a Madrid, dove si prevede anche la prosecuzione del follow-up per valutare la sopravvivenza globale dei pazienti.
“Se questi risultati saranno confermati, questo approccio potrà diventare il nuovo standard di cura per il trattamento adiuvante dei pazienti con melanoma ad alto rischio”, ha concluso Del Vecchio, sottolineando l’importanza della collaborazione multidisciplinare nella gestione di terapie personalizzate come questa.
