In Breve
- Qual è la situazione attuale delle imprese italiane all'estero?
- Le imprese italiane mantengono una propensione a investire nonostante le tensioni internazionali.
- Quali fattori influenzano le decisioni di investimento?
- I costi energetici e delle materie prime sono i principali fattori che influenzano le scelte d'investimento.
- Cosa prevede il futuro per le imprese italiane?
- L'82% delle imprese prevede un ritorno alla crescita nei mercati esteri per il 2027.
Le aziende italiane attive all’estero mostrano una sorprendente resilienza, continuando a investire nonostante le sfide rappresentate da dazi, politiche protezionistiche e tensioni geopolitiche. Secondo l’Osservatorio Assocamerestero 2026, le imprese italiane si affidano alla solida reputazione del made in Italy, noto per la sua qualità, stile e affidabilità.
Il rapporto evidenzia che il 40% delle aziende intervistate percepisce il clima commerciale verso i prodotti italiani come «molto positivo», mentre il 49% lo giudica «positivo, ma più selettivo». Solo il 9% lo considera stabile e un modesto 3% lo definisce più prudente. Le valutazioni variano notevolmente in base all’area geografica: in America Latina, l’80% delle imprese riporta un clima molto favorevole, mentre in Africa le opinioni sono divise tra stabilità e prudenza.
In termini di investimenti, il 51% delle aziende ha dichiarato l’intenzione di investire nei mercati esteri. Al contrario, il 26% adotta un approccio più cauto, il 20% mira a difendere le posizioni già conquistate e solo il 3% prevede una riduzione della propria esposizione. Le risposte variano anche in base alla regione: in Asia e negli Stati Uniti, tutte le aziende si dichiarano pronte a investire, mentre in Europa la prudenza prevale, con il 39% orientato a nuovi investimenti e il 33% a strategie difensive.
Tra i fattori che influenzano le decisioni di investimento, i costi energetici e delle materie prime sono i più preoccupanti per il 57% del campione. Altri fattori significativi includono il rischio cambio e l’instabilità finanziaria (23%), le politiche protezionistiche e la competizione tra blocchi economici (20% ciascuno), e l’instabilità normativa e politica dei mercati (14%).
Per competere efficacemente, le aziende italiane riconoscono che non basta offrire prodotti di alta qualità. Oltre la metà delle imprese sottolinea l’importanza di una strategia di medio-lungo periodo, mentre il 29% evidenzia la necessità di scegliere partner locali affidabili e il 26% la conoscenza delle normative del paese in cui operano. I principali concorrenti identificati includono la Cina (77%), la Francia (46%) e la Germania (43%).
Le misure ritenute necessarie per migliorare la competitività includono una maggiore promozione coordinata del made in Italy (71%) e un supporto pubblico più robusto all’internazionalizzazione delle PMI (49%).
Guardando al futuro, l’82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati per il 2027: il 24% si aspetta una crescita sostenuta, il 56% una crescita moderata e il 18% una fase di stabilità, senza previsioni di rallentamento generalizzato.
Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, ha commentato che il made in Italy continua a essere un simbolo di qualità e reputazione, ma ha avvertito che «oggi non è più sufficiente». Secondo Pozza, nei mercati internazionali, la continuità della presenza, la conoscenza delle regole locali e la capacità di adattare il modello commerciale sono diventate essenziali per il successo. La qualità del prodotto rimane un punto di partenza, non il traguardo finale.
