Distretti Italiani: Export in Pareggio e Avanzo Commerciale Sostenuto

Nel secondo trimestre del 2026, le aree distrettuali italiane mostrano un export sostanzialmente in pareggio, con un avanzo commerciale vicino ai record.

Distretti Italiani e Export

In Breve

Qual è la situazione dell'export delle aree distrettuali italiane nel secondo trimestre 2026?
L'export è sostanzialmente in pareggio, con un calo medio dello 0,9% rispetto al trimestre precedente.
Quali settori hanno mostrato performance positive?
L'oreficeria di Valenza, i metalli di Brescia e la meccatronica di Bari hanno contribuito significativamente all'export.
Quali sono le sfide attuali per i distretti italiani?
Le sfide includono la contrazione verso mercati chiave come Turchia e Stati Uniti e i picchi di inflazione in Europa.

Le aree distrettuali italiane hanno chiuso il secondo trimestre del 2026 con un export sostanzialmente in pareggio, un dato che risulta positivo se si esclude il forte calo della gioielleria verso la Turchia. Questo fenomeno rappresenta una normalizzazione dopo un anomalo aumento dell’anno precedente. Secondo il Monitor di Intesa Sanpaolo, si registra un calo medio delle esportazioni dello 0,9% nel trimestre, dopo una diminuzione del 2,4% nel primo trimestre. Tuttavia, 73 aree distrettuali hanno mostrato valori in crescita.

Il confronto tra il primo e il secondo trimestre evidenzia un miglioramento generalizzato tra le filiere, ad eccezione dei beni di consumo della moda. Dopo un primo trimestre in cui l’export cresceva principalmente nei distretti dei mezzi di trasporto, della metallurgia e degli alimentari e bevande, anche le aree attive in altri intermedi e nei prodotti e materiali da costruzione sono tornate in territorio positivo. Gli intermedi della moda si sono mantenuti sostanzialmente stabili, mentre i settori della meccanica e dei prodotti in metallo hanno contenuto il calo sotto l’1%.

L’avanzo commerciale ha raggiunto i 24 miliardi di euro nel trimestre e 47 miliardi nei primi sei mesi, un livello vicino ai record assoluti. Tra le performance positive del periodo, si segnalano l’oreficeria di Valenza, i metalli di Brescia e la meccatronica di Bari, che insieme hanno contribuito con oltre 700 milioni di euro di export nel primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2025.

Al contrario, l’oro di Arezzo ha subito una perdita di 1,3 miliardi di euro, con un export distrettuale quasi dimezzato. Questo calo è in gran parte responsabile della diminuzione complessiva dei distretti. È importante notare che nelle rilevazioni sono esclusi i lingotti; la dinamica della gioielleria è stata influenzata dalla diminuzione delle vendite straordinarie di semilavorati verso la Turchia, registrate nel 2024-2025, a causa di normative che limitavano l’acquisto di lingotti e introducevano dazi per l’import di metallo giallo da paesi extra-UE.

Per quanto riguarda i mercati, alla contrazione verso la Turchia si associa un calo anche verso Emirati, Stati Uniti e Cina. Tuttavia, si registrano aumenti verso Svizzera, Francia, Hong Kong, Arabia Saudita, Egitto e Grecia. L’area del Medio Oriente, interessata dalla crisi di Hormuz, ha rappresentato quasi mezzo miliardo nel semestre, equivalente al 13,2% dell’export verso l’area, con impatti superiori al 20% in distretti specifici come oro di Arezzo e Vicenza, marmo di Carrara e meccanica strumentale di Bergamo.

Dopo un calo medio del 21,6% nel primo trimestre, la situazione tende a stabilizzarsi, con un -4,4% verso i paesi coinvolti dal conflitto tra aprile e giugno. Giovanni Foresti, responsabile della Regional Research dell’Ufficio Studi di Intesa Sanpaolo, ha osservato che i distretti mostrano una sostanziale tenuta e una notevole capacità di cercare opportunità in più mercati. Il saldo commerciale rimane vicino ai massimi, ma il quadro generale resta complesso, con i picchi di inflazione in Europa che potrebbero frenare la domanda continentale.

Scritto da

redazione

Autore della redazione di Sostenibilita Oggi.